I “Rabbits” di David Lynch: riflessioni estetico-artistiche
22 dicembre 2011 ~ 10:56

Premetto di non essere una cultrice di David Lynch, quindi prendete quanto ciò detto come un’opinione personale e non il giudizio di un critico cinematografico.

“Rabbits”, in italiano Conigli, è una serie formato sit-com realizzata in otto parti ed è anche possibile vedere alcune scene inserite nel film Inland Empire. I protagonisti di questa sit-com sono tre conigli antropomorfi, un uomo e due donne, di cui non si sa esattamente quale sia la parentela che intercorre fra loro ma si percepisce chiaramente che condividono un’oscura vicenda.
Ve lo dico subito, il corto non è chiaro e, anzi, tutto è fatto in modo da lasciare l’osservatore basito: la musica, curata da Badalamenti, ci induce a uno stato di tensione continuo nel quale è espressa la voglia e il desiderio di conoscere una storia di cui non sapremo nulla se non pochi frammenti; i dialoghi sembrano rimontati a caso e la prima impressione che si ha è che nulla abbia senso; in tutti gli episodi pari, a turno i protagonisti raccontano frammenti di una scena, forse il segreto stesso, senza chiarirlo mai del tutto.

Cosa rende Rabbits interessante? 
In Rabbits ci sono molte cose che rimangono confuse a livello di trama ma non a livello di struttura, la formula del format sit-com è sempre rispettata: ogni volta che il protagonista entrerà in scena partirà uno scroscio di applausi ed egli inizierà a parlare solo quando cesseranno, anche le false risate atte  a sottolineare la battuta che dovrebbe farci ridere, sono presenti ma manca tutto il resto! Non c’è un momento nei corti in cui le conigliette abbiano davvero qualcosa di buffo da dire, format e trama viaggiano parallelamente e questo è reso palesemente noto anche dalla scelta dell’inquadratura fissa sulla scena. Scegliere un solo punto di vista equivale a dare alla presunta sit-com la valenza di un’opera teatrale, avere chiaro questo rende possibile un successivo ragionamento logico: perchè attenzionare l’osservatore a una visione, e quindi a una attenzione, pari a quella di un opera teatrale quando quello che si pone ai suoi occhi è un filmato idealizzato per la televisione? Il formato sit-com di suo non richiede dal pubblico una vera attenzione per le vicende, tutti gli effetti posticci (applausi, risate, voci di disprezzo o cori d’ammirazione) rendono l’osservatore passivo e lo invitano a seguire un copione già scritto: l’attore dice la battuta, parte la risata finta, l’osservatore ride anche quando la battuta non ha nulla di comico o non viene capita appieno, perchè deve far ridere.

I Rabbits come critica all’automazione del pensiero?
Quello che viene da chiederci è appunto questo, cos’è Rabbits per Lynch? Un semplice gioco di stile, effimero divertimento e/o critica verso un format televisivo che ci appartiene? Credo che Rabbits sia tutti quei punti elencati: nasce come opera autofinanziata e frutto di un esperimento riservato all’utenza del vecchio sito davidlynch.com, dove quindi l’autore non ha la necessità di vendere un prodotto a qualcuno, può spaziare, contemporaneamente ci fa riflettere su quello che è un problema sempre più attuale, l’automazione del pensiero.
La problematica della “massa” del “fare massa”, del pensiero borghese, è molto vecchia: già con Duchamp e i Dada osserviamo questo tentativo di rottura del pensiero automatizzato, dell’unica realtà  delle cose, di cosa è o non è arte. Il limite di Duchamp però è che, sì, vi è una critica in un sistema accademicistico del pensiero ma ancora non è del tutto presente la problematica sociale, di quella che poi sarà davvero la massa e l’appiattimento culturale, espresso nel suo pieno con la Pop Art da Wharol e non solo. Nei Rabbits il format è l’appiattimento, Lynch lascia che la struttura e le pause lavorino sul vuoto: ci sono le pause, gli effetti, e tutto è rispettato, tocca all’osservatore reagire nella maniera prevista, a lui è stato dato quel copione che rida pure, noi intanto andiamo avanti. Se rabbits fosse una vera sit-com non chiederebbe altro, eppure il modo in cui è fatto ci impone un ragionamento critico: noi dobbiamo pensare, dobbiamo capire, bisogna uscire da una visione passiva e ritornare a una visione attiva. Lynch critica il format sit-com usandolo appieno, così come Wharol criticava la serializzazione e la superiorità della macchina imponendole.

Che poi questa sia la vera finalità di David Lynch non ci è dato sapere, attualmente non c’è nessuna sua dichiarazione in proposito a quello che Rabbits è o non è, ma credo che questo non possa che darci modo di parlare dell’opera in termini puramente estetici (con l’accezione filosofica del termine). Rabbits è un opera che fa parlare di sè, capace di crearsi un sistema attivo di scambi di idee, non è realmente necessario capire la trama ma capire come lavora in funzione alla struttura, quali spunti di riflessione può darci e, badate,  Rabbits può anche non volere dire nulla! Tuttavia ci mette in condizione di riflettere e ragionare e io credo che se un opera riesce a darci qualcosa di più che un’oretta di piacere (cosa che Rabbits non credo voglia essere) merita almeno la nostra considerazione.


Scritto da Aurora
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Non-toxic, piccola parentesi sull’incisione ecosostenibile
16 novembre 2011 ~ 19:22

Scusate se trascuro in modo impietoso questo blog, mi ero ripromessa di aggiornare nel weekend ma non c’è stato verso… temporeggio ancora, parlandovi di cose ugualmente interessanti.

Attualmente sto seguendo un corso di calcografia sperimentale, insieme ad altri tre colleghi.
La cosa interessante è che in questo corso ci occuperemo dell’incisione ecosostenibile.
Chiunque abbia avuto a che fare con la calcografia sa quanto noi siamo esposti a composti spesso dannosi alla nostra salute, l’uso infatti di inchiostri a base di petrolio o solventi chimici non sono mica un toccasana! Tanto che chi fa questo lavoro è molto esposto a rischi tumorali o attraverso la pelle o, molto più frequentemente, per via respiratoria.

L’incisione non-toxic, piccola branca dell’incisione sperimentale, cerca appunto metodi e materiali sostitutivi utili all’incisione pulita, diminuendo sia i rischi alla salute che consentendo uno smaltimento a basso impatto sull’ambiente. Ovviamente entrando nel campo sperimentale le problematiche sono tante, non sempre i risultati ottenuti riescono a emulare perfettamente metodi e tecniche tradizionali ma ci danno la speranza che un’alternativa c’è ed è percorribile.  Fra l’altro in Italia questo campo è tutto da percorrere, in America, Inghilterra e Spagna si sta già facendo molto, il mondo intero ormai guarda all’ecosostenibilità quindi perchè rimanere indietro?

Se mi sarà possibile, dalla prossima volta farò le foto ai procedimenti di incisione all’acquaforte con l’uso del mordente Bordeaux (sostitutivo del più classico mordente ad acido nitrico) e vi illustrerò in maniera più immediata quello che si svolge nei laboratori :)


Scritto da Aurora
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Brevi riflessioni su Malevic
26 ottobre 2011 ~ 14:32

Mi sono ripromessa di parlare d’arte qui e non sul mio blog personale, mi scuso quindi se ancora non ho pubblicato nulla su tutorial e simili e mi prendo anche questa “libertà”. Nel fine settimana vedrò di recuperare :)

Kazimir Malevic è un artista del primo novecento, ha vissuto e operato in un periodo complesso nella storia russa, passa da un regime zarista alla rivoluzione a un cambiamento totale della classe politica dirigente.

Dipinge paesaggi, persone, nature morte, insegna… ma quando viene invitato a una importante mostra se ne esce fuori con questo:

Quadrato Nero, 1915
Per di più, per chi non lo sapesse, non lo espone come un quadro qualsiasi ma come le icone religiose, in un angolo della sala.

Molti quando lo guardano non ci vedono nulla o forse una delle prime “cagate” contemporanee, allora cerco di spiegarvi un pò come si deve analizzare quest’opera.
Pensate a tutte quei quadri, quelle sculture, opere d’arte in generale che vi hanno fatto piangere per quanto forti e belle fossero state le emozioni suscitate. Vedetele nella vostra mente come un lungo slideshow che ad ogni immagine caricata aumenti di velocità, per giungere a un momento così frenetico, rapido, da capogiro, da dover chiudere gli occhi.
Ecco, in quel battito di ciglia si oscura visivamente a voi tutto quello ma rimane nel vostro cuore l’enorme sentimento.
Malevic parlerà di suprematismo dell’arte e nel deserto visivo del quadrato nero si accede alla più pura intenzione artistica.
Attenzione! Non ancora messa in moto.
Adesso immaginatevi che quel quadrato nero si stiri, sdoppi, cambi colore. Come dopo aver messo in pausa un film ecco che questo riparte:

Composizione suprematista 

Per poi paradossalmente chiudersi in un periodo di cambio, Malevic appoggiò la rivoluzione ma non il suo governo e le decisioni che prese nel campo artistico, negandosi completamente per un anno iniziando il ciclo dei primi quadri monocromi della storia:

 

Quadrato bianco su fondo bianco, 1918

E’ interessante come, dopo un ritorno di Malevic a una pittura più “tradizionalista” egli stesso decida di interrompere la sua carriera artistica. Dopotutto non si può forzare un cambiamento di punto di vista così radicale e personale una volta avviato.

Tutto questo per dire cosa? Che soprattutto le opere contemporanee andrebbero sempre analizzate, non solo conoscendo nel ristretto mondo artistico cosa viene prima e cosa viene dopo, ma l’intera situazione storico-culturale, nonchè sociale che porta un artista alla realizzazione di certi estremismi e non solo. Non dico che l’arte contemporanea non sia criptica ma non andrebbe messa da parte a priori.

Approfondite gente! :D


Scritto da Aurora
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Augurandoci un lieto inizio
17 ottobre 2011 ~ 12:59

Inauguro il blog nella sua incompletezza, non importa!

 Anima di grafite vuole essere un progetto  aperto a tutti di divulgazione artistica, qualsiasi sia il suo genere. Un aiuto per chi vorrebbe imparare o migliorare a disegnare, un modo, insieme , per partecipare e condividere!

Ho sempre amato disegnare, anche quando cerco di convincermi del contrario, che forse altro mi avrebbe dato più gioia. Il disegno è un mezzo col quale noi ci esprimiamo senza limiti o costrizioni, riveliamo ciò che siamo in una maniera così profonda e personale che mai nessuno potrà davvero copiarci.
Disegnare è un modo per raccontare la propria visione del mondo, un’idea, una storia.
E’ controllo motorio e celebrale perfetto,  litigheremo spesso con quello che avremmo dovuto realizzare e cosa di fatto abbiamo realizzato ma sempre impareremo qualcosa.
Perchè la bellezza dell’arte e degli artisti nasce dall’adattabilità, la curiosità, la costanza e la dedizione, l’amore e l’odio primordali. L’arte è istinto, ferocia, eros, chaos e paradossalmente ordine e disciplina.. l’arte è davvero il tutto.

Foglio bianco delle infinite possibilità,
ci è stata data un’anima di grafite per esprimerci.

Benvenuti a casa!


Scritto da Aurora
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